Bandi e Avvisi

Titolo Scadenza
Buoni sociali per il sostegno delle famiglie con figli minori in condizione di fragilità 31 Dic 2011

L’Assemblea dei Sindaci -Tavolo Zonale di Programmazione del Distretto n°6 Monte Orfano intende garantire anche per  il corrente anno gli interventi di sostegno alle famiglie con figli minori che si trovano in una condizione di fragilità economica/sociale e a rischio di emarginazione.
Gli interventi di sostegno si realizzeranno attraverso l’erogazione di Buoni per le famiglie in condizioni di fragilità, con particolare riferimento ai nuclei monoparentali, con figli di età compresa tra 0 e 18 anni.

2. CARATTERISTICHE DELL’INTERVENTO
I Buoni Sociali erogati a favore dei nuclei familiari con figli minori in condizioni di fragilità sono destinati al:
1. sostegno delle spese (riferite all’anno solare 2011, per le quali il contributo verrà erogato a consuntivo o in caso di mancato pagamento, all’ente gestore del servizio, conseguentemente alla presentazione delle pezze giustificative riferibili al massimo alla frequenza a partire dal mese di marzo 2011):
a. per la frequenza dei figli minori ai servizi destinati alla prima infanzia (asilo nido, preasili, nidi famiglia, nidi aziendali ecc.);
b. per il pagamento delle utenze scolastiche (mensa e/retta), limitatamente alla frequenza alla scuola primaria di primo grado (scuola materna);
2. pagamento dell’anticipo e/o della cauzione  per la stipula di nuovi contratti di locazione, conseguenti a perdita dell’alloggio per esecuzione di procedimenti di sfratto (anche per morosità), o conseguenti ad una certificazione di non igienicità, inabilità o inagibilità dell’alloggio, nella misura massima di € 800,00, incrementabili di ulteriori € 200,00 per ogni figlio minore oltre il primo presente nel nucleo, e comunque per un importo complessivo non superiore a € 1.800,00;
3. sostegno delle spese arretrate d’affitto in situazioni di procedura di sfratto avviata con fissazione dell'udienza di comparizione, quando il pagamento dei canoni arretrati possa comportare la soluzione della procedura in corso, con i medesimi limiti e valori di cui al precedente punto 2;
4. sostegno delle spese sanitarie documentate per i minori presenti nel nucleo familiare (psicoterapia, visite specialistiche, fornitura di occhiali, apparecchi acustici, visite dentistiche ad eccezione dell’applicazione di apparecchi ortodontici);
5. integrazione del reddito familiare nei nuclei costituiti da donne o uomini sole/i esclusivamente con figli minori a carico, nel caso in cui l’assenza dell’altro coniuge sia dovuta a:
- detenzione in un carcere: la detenzione non deve essere avvenuta prima del 01.01.2010 e deve perdurare alla data di sottoscrizione del progetto individualizzato;
- inserimento in strutture residenziali (comunità alloggio, centri di pronto intervento, comunità terapeutiche…): l’inserimento non deve essere stato effettuato prima del 01.01.2009 e perdurare alla data di sottoscrizione del progetto individualizzato;
- decesso del coniuge che deve essere avvenuto non prima del 01.07.2010. 
In tale caso il buono è erogato per un massimo di 6 mesi nei limiti massimi previsti dal successivo punto 5, con richieste della durata di mesi 3, rinnovabili per una sola altra volta;
6. integrazione del reddito in situazioni di urgenza nei casi in cui un genitore con figli minori si trovi improvvisamente solo, in quanto l’altro genitore si è allontanato dalla casa, anche a causa di situazioni di conflitto conclamato e non contribuisca in alcun modo al sostegno dei figli e delle spese della famiglia. In questo caso il buono viene erogato per un massimo di due mensilità, nella misura di € 250,00 mensili, con l’obiettivo di consentire nel frattempo una presa in carico complessiva e specifica da parte del Servizio Sociale competente. 
   
Il valore massimo totale del Buono Sociale assegnabile ad ogni nucleo familiare, sarà pari ad € 2.400,00 complessivi, da graduare in relazione al punteggio assegnato descritto al successivo punto 5.

 3. FONDO DISPONIBILE
Per il sostegno dei sopradetti interventi è istituito un fondo complessivo di € 35.000,00, al quale dovrà essere aggiunta la quota di compartecipazione a carico dei singoli Comuni, dovuta da ciascuno in relazione ai beneficiari residenti nel proprio Comune, nella misura del 20% dell’importo del buono ad ognuno assegnato, in applicazione di quanto deliberato dal Tavolo Zonale di Programmazione nella seduta del 06 aprile 2011. E’ facoltà dell’Assemblea dei Sindaci - Tavolo Zonale di Programmazione, a fronte della quantità di richieste presentate e dell’andamento generale dell’intervento, valutare la possibilità di assegnare ulteriori fondi, aggiuntivi a quelli di cui sopra, da destinare al finanziamento dei buoni sociali.
Ciascun Comune avrà diritto alle quote indicate (che sono state definite sulla base della popolazione residente al 31/12/2010) sino al 30 settembre 2011. Dal 03 ottobre 2011 qualora risultassero quote residue non utilizzate dai singoli Comuni  si costituirà un fondo unico che soddisferà i buoni dei Comuni che ne faranno richiesta. Nello specifico i buoni, di cui al punto 1 delle caratteristiche dell’intervento, potranno essere finanziati con il fondo unico solo conseguentemente alla presentazione delle pezze giustificative riferibili ai mesi da ottobre a dicembre.
Adro  € 4.229,82
Capriolo € 5.431,64
Cologne € 4.511,41
Erbusco € 5.073,41
Palazzolo s/O  € 11.618,94
Pontoglio € 4.134,77

4. DESTINATARI E CRITERI PER L’ACCESSO AL BUONO SOCIALE
4.1  Sono destinatari del Buono Sociale di cui ai presenti criteri le famiglie con figli minori, nelle quali almeno uno avesse meno di 18 anni alla data del 31.12.2010, residenti in uno dei Comuni appartenenti all’ambito distrettuale n. 6 (Comuni di Adro, Capriolo, Cologne, Erbusco, Palazzolo s/O e Pontoglio).
La concessione del Buono Sociale è disposta dall’Ufficio di Piano, previa presentazione della situazione da parte dell’Assistente Sociale Comunale, su apposito modello, dal quale si evinca:
1. il progetto individualizzato, redatto in forma sintetica e sottoscritto dalla famiglia, che motiva l’assegnazione del Buono Sociale al nucleo familiare e individua la tipologia di spesa cui è destinato, tipologia che deve essere conforme a quanto indicato al precedente punto 2; 
2. la situazione reddituale, che dovrà essere conforme ai limiti previsti dalle presenti linee guida;
3. il periodo di assegnazione;
4. le modalità di erogazione;
5. il valore del buono, corredato dalla richiesta di concessione del beneficio e dell’attestazione Isee, debitamente compilata e sottoscritta;
L’erogazione del Buono avverrà a cura del Comune Capofila.
4.2  I richiedenti devono appartenere ad un nucleo familiare con reddito I.S.E.E. non superiore a € 12.000,00 per l’anno 2010.
Per l’accesso al Buono Sociale si applica la disciplina di cui al D.Lgs. n. 109/1998 e successive modifiche ed integrazioni. 
Alla formazione del reddito I.S.E.E. concorrono:
- la composizione del nucleo familiare;
- la presenza di particolari condizioni della famiglia anagrafica;
- tutti i redditi assoggettabili all'IRPEF percepiti dai componenti del nucleo familiare, come di seguito definito, considerati al lordo delle ritenute fiscali (l'indennità di accompagnamento ed altre indennità analoghe non vengono conteggiate ai fini della determinazione del reddito familiare);
- il patrimonio mobiliare (depositi e conti correnti bancari e postali, titoli di Stato, obbligazioni, partecipazioni azionarie, etc.) dell’intero nucleo familiare;
- il patrimonio immobiliare (fabbricati, terreni agricoli e terreni fabbricabili) dell’intero nucleo familiare.
Per l’individuazione del nucleo familiare di riferimento, al fine della determinazione del reddito I.S.E.E., si richiama il D.P.C.M. 242 del 4.4.2001. 
Il richiedente, pertanto, unitamente alla domanda di concessione del Buono Sociale, dovrà presentare la propria attestazione I.S.E.E.
4.3  Nella valutazione della situazione socio – economica, l’Assistente Sociale dovrà tener conto, altresì, dell’eventuale erogazione a favore del medesimo nucleo familiare di qualsiasi altro beneficio a carattere economico, quali ad esempio:
• l’assegno di maternità (€. 1.581,25) (percepito o da dover percepire nel 2011);
• l’assegno al nucleo familiare per il terzo figlio (€.1.714,31)  (percepito o da dover percepire nel 2011);
• eventuale altro buono sociale previsto dall’Ambito Distrettuale, finalizzato a sostenere la fruizione di servizi educativi, parascolastici e ricreativi/sportivi a favore di nuclei familiari con quattro o più figli (percepito o da dover percepire nel 2011) ; 
• contributo  Fondo sostegno affitto (percepito nel 2010);
• assegno destinato al nuovo nato erogato dal singolo Comune (percepito o da dover percepire nel 2011);
• dote scuola percepita per il pagamento delle utenze scolastiche nel 2011;
• Contributi economici erogati da parte del Comune (percepiti nel 2011);
I predetti contributi verranno aggiunti al reddito complessivo del nucleo familiare, al fine della determinazione del reddito Isee.
I Buoni Sociali non costituiscono reddito ai fini fiscali e previdenziali, quindi non devono essere considerati nelle determinazione delle tariffe per la fruizione dei servizi scolastici o socio-educativi.
 
5. MODALITA’ DI PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE 
Le domande possono essere presentate a partire dal mese di maggio 2011 all’Assistente Sociale del Comune di residenza, che definisce il Progetto individualizzato. 
La valutazione delle richieste presentate e raccolte dai singoli Servizi Sociali avverrà mensilmente nel corso dell’ultima riunione dell’Ufficio di Piano prevista per il mese in corso, fino ad esaurimento dei fondi disponibili.

6. DETERMINAZIONE DEL PUNTEGGIO
Il punteggio assegnato ad ogni situazione ai fini della determinazione dell’entità del buono, sarà costituito da due diversi parametri, che vanno sommati tra di loro:
a) punteggio per reddito;
b) punteggio per numero presenza minori.
a) Punteggio per reddito della famiglia: 
reddito   fino a € 3000,00:                                  punti 10
reddito   da €  3.001,00  fino a €  5.000:            punti  8
reddito   da €  5.001,00  fino a €  8.000:            punti  6
reddito   da €  8.001,00  fino a € 10.000:           punti  4
reddito   da € 10.001,00 fino a € 12.000:           punti  2
Il reddito viene determinato dal reddito Isee maggiorato dell’importo dei benefici economici indicati al punto 3.3,  percepiti per l’anno in corso.
b) Punteggio per numero di minori presenti nel nucleo:
4 minori: punti 10
3 minori: punti 7
2 minori: punti 5
1 minore: punti 3
Valore del buono:
- per situazioni con punteggio complessivo assegnato compreso tra un minimo di 5 punti e un massimo di 10 punti: 
- Buono da un minimo di € 50,00 a un massimo di  € 200,00 e comunque non superiore alla spesa inerente la tipologia di intervento per la quale il buono è stato assegnato.
- per situazioni con punteggio complessivo assegnato compreso tra un minimo di 11 punti e un massimo di 15 punti: 
- Buono da un minimo di € 50,00 a un massimo di  € 250,00 e  comunque non superiore alla spesa inerente la tipologia di intervento per la quale il buono è stato assegnato.
- per situazioni con punteggio complessivo assegnato compreso tra un minimo di 16 punti e un massimo di 20 punti: 
- Buono da un minimo di € 50,00 a un massimo di  € 300,00 e comunque non superiore alla spesa inerente la tipologia di intervento per la quale il buono è stato assegnato.
 
7. TRATTAMENTO DATI PERSONALI
Il trattamento dei dati personali raccolti in relazione alla realizzazione del presente intervento avverrà nel rispetto di quanto disposto dal decreto Legislativo  196/2003.
 
 

Piano di Zona 2015 - 2017
Piano di Zona 2012 - 2014
Piano di Zona 2009 - 2011
Servizio “Spazio Incontro” (visite protette)

All’interno degli interventi e delle attività attraverso le quali si realizza l’intervento di tutela a favore di minori sottoposti a provvedimenti della’autorità giudiziaria sono previste le visite protette, spesso disposte dall’Autorità Giudiziaria stessa( Tribunale Ordinario o Tribunale per i Minorenni) quale strumento per il monitoraggio delle visite tra minori e genitori o altri membri della famiglia, in situazioni problematiche e conflittuali.

Tale intervento, oltre ad avere lo scopo di favorisce la comunicazione tra le parti, permette anche agli operatori di osservare gli eventuali cambiamenti nella relazione genitore/figlio e di acquisire quindi utili elementi di valutazione.

 Le visite protette si possono distinguere in:

a) Visite protette con l’obiettivo di una valutazione psico- sociale del rapporto genitore/ figlio;
b) Visite protette dove viene richiesto una funzione di vigilanza;
c) Visite semi-protette.

a) Visite protette con l’obiettivo di una valutazione psico sociale del rapporto genitore/ figlio:

Si svolgono in presenza dell’assistente sociale e/o dello psicologo del servizio tutela minori poiché l’obiettivo è quello di effettuare una valutazione psico-sociale nei tempi e nei modi disposti dall’Autorità Giudiziaria.
 
b) Visite protette dove viene richiesto una funzione di vigilanza / Visite semi-protette

In questi casi è opportuno avere a disposizione la figura dell’educatore professionale che presenzierà agli incontri.

I primi tre incontri, saranno di norma effettuati dagli operatori del Servizio Tutela Minori (assistente sociale o psicologo), con lo scopo di raccogliere informazioni ed elementi sul caso, utili e opportuni per definire un progetto.

IL SERVIZIO “SPAZIO INCONTRO”

  • OGGETTO DEL SERVIZIO: svolgimento attività delle visite protette (che comportano una funzione di vigilanza e di visite semi/protette), a favore di minori in carico al Servizio associato tutela minori dell’Ambito Distrettuale n. 6 Monte Orfano;
  • OBIETTIVI DEL SERVIZIO:
  1. Offrire uno spazio dove poter esperire la relazione tra genitori e figli in un clima tutelante e favorevole per entrambi.
    Sotto-obiettivi specifici:
    • Permettere la costruzione e la co-costruzione della relazione, mediazione e sostegno alla genitorialità;
    • Accompagnare i genitori a ritrovare la capacità di accoglimento del figlio e delle sue emozioni;
    • Sostenere il recupero della relazione a seguito di un allontanamento forzato di uno o più membri del nucleo famigliare.
  2. Osservare le caratteristiche delle dinamiche relazionali
    Sotto-obiettivi specifici:
    • attenzione interculturale, favorire o stimolare il confronto, il dialogo e l’interazione tra persone portatrici di modelli culturali, educativi e valoriali differenti;
    • attenzione alle modalità di interazione attraverso l’osservazione del comportamento verbale e non verbale.
  3. Far fronte al bisogno di monitorare casi di famiglie in situazione di separazione e conflittualità, rispondendo alle richieste
    • dei servizi sociali territoriali ;
    • dell’autorità giudiziaria, nelle sue varie articolazioni (Tribunale per i Minorenni, Tribunale Ordinario, Ufficio Unico Adozioni);
    • del progetto delle famiglie affidatarie “Prendimi in Affetto”, nel garantire il diritto di visita tra il minore e la famiglia di origine.
  • RISORSE PROFESSIONALI E STRUMENTALI RICHIESTE:
  • educatori professionali (in possesso della qualifica di educatore);
  • spazio attrezzato presso le Strutture di pertinenza dell’Istituto (Centro di pronto intervento a Capriolo e scuola materna a Palosco);
     
  •  ARTICOLAZIONE OPERATIVA DEL SERVIZIO:
  • dalle ore 9.00 alle ore 18.30 dal lunedì al venerdì;
  • dalle ore 9.00 alle ore 13.00 il sabato (con possibilità di ampliamento futuro della fascia oraria);
     
  • MODALITA’ DI ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO:

L’Istituto organizzerà un’èquipe specifica, formata dal coordinatore e da educatori espressamente incaricati di svolgere detta attività.

I singoli operatori del Servizio associato e l’Assistente Sociale del Comune di Adro segnaleranno attraverso un’apposita scheda di presentazione (allegata) all’assistente sociale dell’Ufficio di Piano e al Comune di residenza del minore o del tutore la necessità di attivare il sevizio “Spazio incontro”.

L’Assistente Sociale dell’Ufficio di Piano trasmetterà la scheda alla coordinatrice del servizio per l’Istituto che successivamente prenderà contatti con il singolo operatore segnalante o con l’èquipe. Acquisite le informazioni necessarie, individuerà l’educatore di riferimento e comunicherà l’avvio del Servizio sia all’Ufficio di Piano che al Comune di residenza.

Sulla base delle caratteristiche della situazione e di quanto concordato in sede di programmazione del servizio, l’educatore che svolge l’intervento predisporrà relazioni periodiche di aggiornamento sia agli operatori del servizio tutela che se richiesto e necessario al Tribunale per i Minori.

L’annullamento di un incontro deve essere comunicato tempestivamente e non comporta alcuna addebito se annunciato entro le tre ore precedenti l’incontro stesso. La comunicazione tardiva dell’annullamento, ovvero data nelle tre ore che precedono l’inizio dell’incontro, comporta l’intero addebito del servizio.

Regolamento di funzionamento del tavolo locale di consultazione dei soggetti del terzo settore

REGOLAMENTO DI FUNZIONAMENTO DEL TAVOLO LOCALE DI CONSULTAZIONE DEI SOGGETTI DEL TERZO SETTORE DI CUI ALLA D.G.R. 7797 DEL 30 LUGLIO 2008 PRESSO L’AMBITO TERRITORIALE N. 6 MONTE ORFANO DI PALAZZOLO SULL’OGLIO.

1. FINALITA’ E COMPITI DEL TAVOLO
In attuazione di quanto previsto con la D.G.R. 7797 del 30 luglio 2008 “Rete dei servizi alla persona in Ambito Distrettuale sociale e sociosanitario. Istituzione del tavolo di consultazione dei soggetti del terzo settore (art. 11, comma 1, lett. M – L.R. 3/2008), l’Assemblea dei Sindaci dell’Ambito Distrettuale n. 6 Monte Orfano in data 15 dicembre 2008 ha istituito il “Tavolo locale di consultazione dei soggetti del Terzo settore”, di seguito definito Tavolo Locale.

Detto organismo costituisce sede stabile e permanente di incontro e confronto tra l’Assemblea dei Sindaci dell’Ambito Distrettuale e le organizzazioni maggiormente rappresentative del terzo settore, in applicazione del principio di sussidiarietà orizzontale, affermato dall’art. 3 dello Statuto regionale, relativamente:

  • alla programmazione, progettazione e realizzazione della rete delle unità di offerta sociali e sociosanitarie;
  • all’esercizio del ruolo di tutela, interpretazione e espressione dei bisogni sociali e delle risorse locali;
  • alla individuazione di nuovi modelli gestionali e sperimentali all’interno della rete sociale;
  • alla definizione di requisiti di accreditamento delle unità di offerta sociali;
  • alla definizione dei livelli ulteriori di assistenza rispetto a quelli definiti dalla Regione;
  • alla determinazione dei parametri di accesso prioritario alle prestazioni sociali;
  • all’organizzazione del segretariato sociale;
  • alla promozione e divulgazione dell’istituto dell’amministratore di sostegno in stretto raccordo con il competente ufficio dell’Asl.
     

2. COMPOSIZIONE E MODALITA’ DI FUNZIONAMENTO DEL TAVOLO LOCALE

Il tavolo locale è composto dai seguenti soggetti:

  1. Il Presidente dell’Assemblea dei Sindaci, che svolge le funzioni di Presidente.
  2. i Responsabili dei Servizi Sociali dei Comuni appartenenti all’Ambito Distrettuale n. 6;
  3. il Direttore Sociale dell’ATS;
  4. il Direttore della Direzione Gestionale Distrettuale n. 4 di Chiari, che comprende il Distretto di Palazzolo sull'Oglio;
  5. i rappresentanti dei seguenti organismi del terzo settore che abbiano una rappresentanza nel territorio dell’Ambito Distrettuale n. 6 Monte Orfano, che comprende i Comuni di Adro, Capriolo, Cologne, Erbusco, Palazzolo sull'Oglio e Pontoglio:
  • organismi della cooperazione;
  • cooperative sociali;
  • associazioni ed enti di promozione sociale;
  • fondazioni;
  • enti di patronato;
  • associazioni familiari;
  • enti riconosciuti dalle confessioni religiose;
  • organizzazioni di volontariato;
  • altri soggetti sociali senza scopo di lucro;

L’Ufficio di Piano supporterà il Tavolo di consultazione dell’Ambito Distrettuale, garantendo:

  • la definizione di un calendario di massima delle riunioni, individuando data e ordine del giorno da sottoporre alla condivisione del Tavolo;
  • la raccolta e la diffusione tra i partecipanti al tavolo dei materiali istruttori relativi ai vari argomenti posti all’ordine del giorno;
  • la stesura del verbale degli incontri;
  • l’effettivo collegamento tra i lavori del tavolo e gli eventuali tavoli tematici;
  • il coordinamento dei contenuti esaminati dal tavolo e dagli eventuali tavoli tematici;
  • l’inserimento nell’ordine del giorno di proposte provenienti dai membri del tavolo;
  • la comunicazione e il coordinamento con il tavolo di consultazione del terzo settore del distretto sanitario, anche mediante invio dei verbali delle riunioni.

Il legale rappresentante di ognuna delle realtà che compongono il tavolo locale dovrà indicare, con atto formale, il nominativo della persona designata a rappresentare la specifica realtà alle riunioni del Tavolo Locale, nonché un supplente in caso di assenza o impedimento del titolare.

In caso di assenza non giustificata per almeno tre volte consecutive, la nomina decadrà automaticamente.

Ai lavori del Tavolo possono partecipare rappresentanti di altri soggetti pubblici e privati, qualora gli argomenti in discussione lo rendano opportuno, sulla base di un apposito invito da parte del Presidente del Tavolo.

Il Tavolo locale potrà prevedere l’istituzione di tavoli tecnici tematici, di norma coincidenti con gli ambiti di intervento della programmazione zonale già attivati in fase di predisposizione del nuovo Piano di Zona (anziani, disabili, minori e famiglia, emarginazione grave, salute mentale, immigrazione, disagio adulto, nuove povertà), nonché di gruppi di lavoro, appositamente istituiti, relativamente a temi specifici, che necessitino di particolare e idoneo approfondimento.

I tavoli tecnici tematici o i gruppi di lavoro sono coordinati da un componente dell’Ufficio di Piano (Ufficio tecnico o Ufficio operativo), il quale curerà i lavori dei tavoli e/o gruppi e avrà la facoltà, in accordo con i componenti del Tavolo e/o gruppo, di invitare alle riunioni soggetti il cui contributo sia utile ai fini dell’istruttoria delle tematiche affrontate.

Le attività istruttorie e di approfondimento realizzate dai diversi Tavoli tematici/gruppi di lavoro possono tradursi in proposte da sottoporre all’attenzione del Tavolo locale.

3. CONVOCAZIONE E MODALITA’ DI CONSULTAZIONE

Il Tavolo Locale è convocato almeno tre volte l’anno.

Il tavolo può altresì essere convocato, su richiesta motivata, presentata da almeno UN TERZO dei soggetti che lo compongono.

L’avviso di convocazione deve essere inviato ai componenti il Tavolo, anche per via telematica o informatica, di norma almeno 10 giorni prima dalla data stabilita per la riunione, salva urgenza, corredato dagli atti da valutare e con un ordine del giorno ben precisato.

In caso di argomenti di particolare urgenza o rilevanza, il tavolo può essere convocato previo avviso da inviare via fax o per posta elettronica in tempo utile prima della data stabilità per la riunione.

In sede di prima applicazione del presente regolamento, l’Ufficio di Piano procederà alla raccolta delle richieste di partecipazione al Tavolo locale da parte dei vari rappresentanti e le trasmetterà al Presidente per la convocazione della prima riunione.

Successivamente, entro il 31 ottobre di ogni anno, il Presidente del Tavolo, a seguito di istruttoria svolta dall’Ufficio di Piano, prenderà atto di eventuali nuove richieste di partecipazione al tavolo e procederà alla convocazione dei nuovi ammessi nella prima riunione successiva del Tavolo.
 

Servizio associato tutela minori dell’ambito n. 6 Monte Orfano

Comuni di Capriolo, Cologne, Erbusco, Palazzolo sull’Oglio, Pontoglio

Il servizio “Tutela minori” dei cinque Comuni dell’Ambito Monte Orfano, rappresenta un passo avanti in direzione di una maggiore strutturazione dei servizi necessari per garantire la copertura dei livelli essenziali di assistenza sociale previsti dalla Legge 328/2000.

Il servizio si colloca in un settore di intervento particolarmente complesso e delicato, volto in prima istanza ad assistere, accompagnare e tutelare i nuclei familiari in difficoltà, con particolare riguardo ai minori, al fine di rimuovere e prevenire i rischi di disagio o di emarginazione.

Si tratta di una delle attività più sensibili di politica sociale che deve essere svolta in collaborazione e collegamento con altri servizi ed interventi del territorio e delle istituzioni, con particolare riferimento alle attività svolte dalla Magistratura ordinaria e minorile. Proprio la specificità e la delicatezza di questo intervento, hanno fatto si che i cinque Comuni dell’Ambito territoriale Monte Orfano, abbiano scelto la strada dell’accordo di programma per l’esercizio associato di queste funzioni necessarie all’assolvimento delle competenze che la normativa vigente assegna ai Comuni.

A CHI SI RIVOLGE

Ai nuclei familiari in difficoltà con figli minori per i quali è stato disposto un provvedimento tutelativo da parte del Tribunale per i Minorenni o del Tribunale Ordinario

Il Servizio associato Tutela minori ha sede nei locali messi a disposizione dell’Amministrazione Comunale di Palazzolo sull’Oglio, presso la struttura di Via Lungo Oglio Cesare Battisti n.17 (ex scuole elementari) che ospita il Centro per l’Impiego e alcuni uffici dell’ASL.

Il Servizio si avvale di uno staff di operatori composto da tre Assistenti Sociali e da un coordinatore che operano in stretta collaborazione con gli psicologi del Consultorio "Il Faro".
 

“L’OASI DEL SOLLIEVO" Appartamento per disabili

Il progetto che viene di seguito presentato prevede la possibilità per i disabili inseriti presso i Centri Diurni (CDD) di Rudiano e Palazzolo s/O di essere ospitati nei fine settimana in un appartamento protetto, che ha sede a Chiari. Il progetto è stato avviato nel  mese di luglio 2005.

LA  PREMESSA

Ciò che ha spinto i promotori del progetto - gruppo genitori di Rudiano e Cooperativa “La Nuvola” - a scommettere sul progetto “Oasi del Sollievo” è stata la possibilità di condividere nel corso degli anni, di accettare e di provare ad attenuare la fatica sottesa alla scelta di occuparsi di un parente con grave disabilità, mantenendolo nel proprio domicilio.

Chi vive con un disabile sa fino a che punto il clima famigliare possa incrinarsi e quanto la “tenuta” famigliare possa essere messa alla prova: anche andare a fare la spesa una volta la settimana può diventare complicato. In queste condizioni che cosa può succedere di fronte ad eventi eccezionali come ad esempio il ricovero ospedaliero di un genitore, oppure fino a che punto può diventare faticoso e stressante gestire la quotidianità?

L’appartamento di Chiari non risolve questi problemi; si propone come un’oasi, con le stesse dimensioni e le stesse ambizioni di sollevare anche per periodi molto brevi chi sta compiendo un viaggio difficile.

LE ”ANIME” DEL PROGETTO

Le “anime” del progetto sono le persone che hanno creduto nella possibilità che questa idea potesse decollare e che hanno lavorato insieme fino alla costituzione dell’équipe di valutazione di cui si parlerà più avanti. Queste “anime” sono i genitori i fratelli o le sorelle dei disabili inseriti presso il CDD di Rudiano, che si sono alternati nel corso dei lavori di progettazione e di realizzazione,  e Rosangela, Ermanno, Laura, Melania e Mauro della Cooperativa “La Nuvola”.

I PARTNER

Il “Gruppo dei genitori di Rudiano” con la cooperativa “La Nuvola”, hanno cercato ed  ottenuto la collaborazione della Fondazione della Comunità Bresciana Onlus, delle Amministrazioni Comunali dei Distretti n° 6 e 7, e della Fondazione Bertinotti-Formenti di Chiari.

IL PROGETTO

Come già anticipato, il progetto prevede la possibilità di ospitare nell’appartamento con la presenza di un educatore un massimo di tre portatori di handicap grave o gravissimo, nei fine settimana.

In totale le famiglie coinvolte nel progetto sono 30. Il finanziamento ottenuto consente l’apertura della casa per circa 100 giorni tra luglio 2005 e luglio 2006. 

Obiettivo prioritario del servizio è supportare le famiglie nella gestione del disabile, sia in momenti di particolare difficoltà (ricoveri di altri familiari, necessità di assentarsi di un genitore o di un fratello etc.), sia per consentire alla famiglia di recuperare parte delle energie necessarie per mantenere all’interno del proprio nucleo il disabile stesso.

GLI OBIETTIVI

Seguendo uno stile antico abbiamo individuato gli obiettivi partendo da alcune domande centrali attorno a tre focus:

la famiglia:

  • esiste un posto in cui il disabile possa “stare come se fosse a casa” se un familiare deve entrare in ospedale?
  • i familiari possono recuperare energie, serenità e pensare di essere comunque famiglia, se si concedono una breve vacanza sapendo che la persona disabile è in un posto in cui è “quasi come se fosse a casa”?
  • è il problema di una famiglia sola?

il portatore di handicap:  

  • è possibile costruire e conservare una rete di relazioni con persone e luoghi famigliari nel momento in cui la propria famiglia necessita di doverlo collocare in un luogo diverso dalla propria abitazione?
  • è possibile evitare il vissuto di disorientamento che prova, viste le sue difficoltà di adattamento ai nuovi ambienti?
  • è possibile per lui ritrovare un clima famigliare e vicino alla quotidianità,  pur non essendo nella propria abitazione?

il territorio:

  • la bassa bresciana è in grado di proporre alle famiglie dei disabili del proprio territorio, uno strumento flessibile e di veloce attivazione per tamponare le emergenze o per aiutarle a recuperare energie?
  • è possibile alimentare la collaborazione tra associazioni di famigliari, amministrazioni, istituzioni, terzo settore lavorando su qualcosa di concreto e non solo sulle dichiarazioni?
  • è possibile che una risposta a queste domande possa essere trovata proprio a partire dalle famiglie stesse, fino a riscoprire nei genitori stessi la capacità di essere risorsa in termini di ideazione e realizzazione di soluzioni nuove?

LA METODOLOGIA

Tutelare e promuovere il benessere del portatore di handicap richiede innanzitutto di mantenere la famiglia al centro di qualsiasi proposta, idea, progetto che si scelga di portare avanti; la parola centrale è “partecipazione”.

la progettazione partecipata:

il progetto nasce innanzitutto dallo stimolo delle famiglie, che sono il principale motore di tutta l’azione; con loro sono stati individuati i bisogni, gli obiettivi del progetto e le modalità di risposta.

la realizzazione partecipata:  

i tempi, gli orari, gli strumenti, ma anche gli arredi, l’allestimento dell’appartamento sono stati definiti insieme anche se a guidare il gruppo sono state soprattutto le famiglie;

la verifica partecipata: 

la parola verifica rimanda immediatamente all’idea del controllo. Il gruppo di lavoro ha invece inteso la verifica come l’occasione per aggiustare il tiro, per confrontarsi e a volte scontrarsi, per rivedere decisioni che in una prima fase potevano sembrare ottime, ma che dimostravano poi il loro limite. La verifica, in barba al suo usuale significato, è diventata la fase di “cesellatura” del progetto, a cui ogni membro del gruppo ha potuto partecipare costruttivamente. Intesa in questo modo è stato un percorso che ha accompagnato il progetto fin dalla nascita e che tuttora ne è parte integrante.  

L’EQUIPE DI VALUTAZIONE

Nella fase di avvio del servizio il gruppo di lavoro - le anime – ha dovuto affrontare innanzitutto la gestione degli ingressi. Anche stavolta alcune domande:

  • chi entra?
  • per quanto tempo?
  • che abbinamenti si possono fare?
  • che attività sarà possibile realizzare con le persone inserite?

 
Da queste domande nasce l’équipe di valutazione costituita da operatori del Servizio Disabilità dell’ASL  o dei Servizi Sociali Comunali e dagli operatori della cooperativa “La Nuvola”.

I DESTINATARI

Principalmente le famiglie di  persone in situazione di handicap grave gravissimo che risiedono nei Comuni che fanno riferimento al Centro Socio Educativo di Rudiano e Palazzolo Sull’ Oglio e che partecipano al “gruppo famiglie”: in totale 20 nuclei. In seconda istanza rivolto a quelle famiglie del territorio della Bassa Bresciana.

GLI SPAZI

L’appartamento si trova a Chiari, in via De Gasperi. E’ di proprietà della Fondazione Bertinotti-Formenti ed è collocato nello stesso stabile che ospita la Comunità Socio Sanitaria per Disabili gestita dalla Fondazione;

LE FIGURE COINVOLTE

Nel complesso l’équipe sarà quindi costituita da:

  • 1 psicologo con funzione di coordinamento e accompagnamento
  • 6 educatori alternativamente presenti presso l’appartamento.

Al personale in pianta organica, si affiancheranno poi altre figure, individuate tra i genitori promotori del progetto e tra i volontari che già gravitano intorno alla Comunità Alloggio:

  • 2 volontari  che garantiscono la compresenza diurna
  • 1 volontario civile che garantisce la compresenza notturna.
  • 10 genitori  del gruppo famiglie  coinvolti nell’ideazione e realizzazione progetto.

I TEMPI

Il progetto si propone di garantire l’ospitalità ad un totale di circa 30 disabili per circa 100 giorni prevalentemente collocati nei fine settimana. L’appartamento sarà “aperto” dalle 9.00 del sabato mattina fino alla 20.00 della domenica sera.

I RISULTATI ATTESI

Il principali risultati attesi riguardano il clima, lo stato di benessere complessivo delle famiglie che avranno usufruito del servizio.

In particolare ci si aspetta:

  • un miglioramento del clima emotivo ed affettivo come percepito dalla famiglia;
  • la riduzione dell’ansia della fatica e del senso di abbandono dei famigliari;
  • una ritrovata volontà di occuparsi del figlio portatore di handicap grave-gravissimo nonostante tutte le difficoltà;
  • il mantenimento del disabile il più possibile nel proprio contesto territoriale;
  • il coinvolgimento nel progetto di altre famiglie che presumibilmente vivono una condizione di solitudine ed impotenza;
  • il consolidamento di una risposta importante ai bisogni delle famiglie di portatori di handicap.
CeAD Centro per l'Assistenza Domiciliare

È un punto di riferimento per le persone che hanno bisogno di attività sociali e sociosanitarie presso il proprio domicilio e si rivolge in prevalenza alle persone anziane e disabili in condizioni di non autosufficienza. 
L'obiettivo di coordinare l'impiego di risorse e risorse in ambito nazionale, è un ambito di filtro e di orientamento all'azione ed è considerato da snellezza organizzativa, elevata accessibilità e capacità di risposta rapida. 
Le finalità e le funzioni del Centro per l'Assistenza Domiciliare sono le seguenti: 

  • possono essere le richieste dei diritti presenti sul mercato (medici di base, specialisti, assistenti sociali, servizi di vicinanza, call center, ecc.); 
  • verifica, un supporto con la famiglia, la tempestiva e corretta attivazione del Servizio Assistenza Domiciliare (SAD), dell'Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), l'erogazione di voucher sociale e sociosanitario, buono sociale, assistente familiare, Centro Diurno Integrato (CDI), erogazione dei presidi e ausili; 
  • compila ed aggiorna il Piano Assistenziale Individuale (PAI), secondo i pacchetti personalizzati di prestazioni domiciliari relativamente alle diverse complesse; 
  • orientare l'eventuale scelta del tipo di struttura e di coordinamento con la struttura per dimissioni ospedaliere, aggravamenti a domicilio, ecc.); 
  • si interfaccia con le strutture sanitarie per favorire i percorsi necessari alla diagnosi e terapia anche in ambito specialistico e con la struttura dell'ASL di riferimento per la non autosufficienza e la fragilità; 
  • promuove l'attivazione degli interventi complementari a sostegno della domiciliarità, servizi di supporto quali, ad esempio, custode sociosanitario, servizi di supporto all'anziano e alla famiglia per la gestione delle procedure e delle pratiche amministrative (es .: versamenti e adempimenti, gestione assistente familiare, aspetto).

Di seguito è possibile scaricare in formato pdf il protocollo d'intesa sottoscritto dall'Assemblea dei Sindaci.

Pagine