“L’OASI DEL SOLLIEVO" Appartamento per disabili

Area di riferimento: 

Il progetto che viene di seguito presentato prevede la possibilità per i disabili inseriti presso i Centri Diurni (CDD) di Rudiano e Palazzolo s/O di essere ospitati nei fine settimana in un appartamento protetto, che ha sede a Chiari. Il progetto è stato avviato nel  mese di luglio 2005.

LA  PREMESSA

Ciò che ha spinto i promotori del progetto - gruppo genitori di Rudiano e Cooperativa “La Nuvola” - a scommettere sul progetto “Oasi del Sollievo” è stata la possibilità di condividere nel corso degli anni, di accettare e di provare ad attenuare la fatica sottesa alla scelta di occuparsi di un parente con grave disabilità, mantenendolo nel proprio domicilio.

Chi vive con un disabile sa fino a che punto il clima famigliare possa incrinarsi e quanto la “tenuta” famigliare possa essere messa alla prova: anche andare a fare la spesa una volta la settimana può diventare complicato. In queste condizioni che cosa può succedere di fronte ad eventi eccezionali come ad esempio il ricovero ospedaliero di un genitore, oppure fino a che punto può diventare faticoso e stressante gestire la quotidianità?

L’appartamento di Chiari non risolve questi problemi; si propone come un’oasi, con le stesse dimensioni e le stesse ambizioni di sollevare anche per periodi molto brevi chi sta compiendo un viaggio difficile.

LE ”ANIME” DEL PROGETTO

Le “anime” del progetto sono le persone che hanno creduto nella possibilità che questa idea potesse decollare e che hanno lavorato insieme fino alla costituzione dell’équipe di valutazione di cui si parlerà più avanti. Queste “anime” sono i genitori i fratelli o le sorelle dei disabili inseriti presso il CDD di Rudiano, che si sono alternati nel corso dei lavori di progettazione e di realizzazione,  e Rosangela, Ermanno, Laura, Melania e Mauro della Cooperativa “La Nuvola”.

I PARTNER

Il “Gruppo dei genitori di Rudiano” con la cooperativa “La Nuvola”, hanno cercato ed  ottenuto la collaborazione della Fondazione della Comunità Bresciana Onlus, delle Amministrazioni Comunali dei Distretti n° 6 e 7, e della Fondazione Bertinotti-Formenti di Chiari.

IL PROGETTO

Come già anticipato, il progetto prevede la possibilità di ospitare nell’appartamento con la presenza di un educatore un massimo di tre portatori di handicap grave o gravissimo, nei fine settimana.

In totale le famiglie coinvolte nel progetto sono 30. Il finanziamento ottenuto consente l’apertura della casa per circa 100 giorni tra luglio 2005 e luglio 2006. 

Obiettivo prioritario del servizio è supportare le famiglie nella gestione del disabile, sia in momenti di particolare difficoltà (ricoveri di altri familiari, necessità di assentarsi di un genitore o di un fratello etc.), sia per consentire alla famiglia di recuperare parte delle energie necessarie per mantenere all’interno del proprio nucleo il disabile stesso.

GLI OBIETTIVI

Seguendo uno stile antico abbiamo individuato gli obiettivi partendo da alcune domande centrali attorno a tre focus:

la famiglia:

  • esiste un posto in cui il disabile possa “stare come se fosse a casa” se un familiare deve entrare in ospedale?
  • i familiari possono recuperare energie, serenità e pensare di essere comunque famiglia, se si concedono una breve vacanza sapendo che la persona disabile è in un posto in cui è “quasi come se fosse a casa”?
  • è il problema di una famiglia sola?

il portatore di handicap:  

  • è possibile costruire e conservare una rete di relazioni con persone e luoghi famigliari nel momento in cui la propria famiglia necessita di doverlo collocare in un luogo diverso dalla propria abitazione?
  • è possibile evitare il vissuto di disorientamento che prova, viste le sue difficoltà di adattamento ai nuovi ambienti?
  • è possibile per lui ritrovare un clima famigliare e vicino alla quotidianità,  pur non essendo nella propria abitazione?

il territorio:

  • la bassa bresciana è in grado di proporre alle famiglie dei disabili del proprio territorio, uno strumento flessibile e di veloce attivazione per tamponare le emergenze o per aiutarle a recuperare energie?
  • è possibile alimentare la collaborazione tra associazioni di famigliari, amministrazioni, istituzioni, terzo settore lavorando su qualcosa di concreto e non solo sulle dichiarazioni?
  • è possibile che una risposta a queste domande possa essere trovata proprio a partire dalle famiglie stesse, fino a riscoprire nei genitori stessi la capacità di essere risorsa in termini di ideazione e realizzazione di soluzioni nuove?

LA METODOLOGIA

Tutelare e promuovere il benessere del portatore di handicap richiede innanzitutto di mantenere la famiglia al centro di qualsiasi proposta, idea, progetto che si scelga di portare avanti; la parola centrale è “partecipazione”.

la progettazione partecipata:

il progetto nasce innanzitutto dallo stimolo delle famiglie, che sono il principale motore di tutta l’azione; con loro sono stati individuati i bisogni, gli obiettivi del progetto e le modalità di risposta.

la realizzazione partecipata:  

i tempi, gli orari, gli strumenti, ma anche gli arredi, l’allestimento dell’appartamento sono stati definiti insieme anche se a guidare il gruppo sono state soprattutto le famiglie;

la verifica partecipata: 

la parola verifica rimanda immediatamente all’idea del controllo. Il gruppo di lavoro ha invece inteso la verifica come l’occasione per aggiustare il tiro, per confrontarsi e a volte scontrarsi, per rivedere decisioni che in una prima fase potevano sembrare ottime, ma che dimostravano poi il loro limite. La verifica, in barba al suo usuale significato, è diventata la fase di “cesellatura” del progetto, a cui ogni membro del gruppo ha potuto partecipare costruttivamente. Intesa in questo modo è stato un percorso che ha accompagnato il progetto fin dalla nascita e che tuttora ne è parte integrante.  

L’EQUIPE DI VALUTAZIONE

Nella fase di avvio del servizio il gruppo di lavoro - le anime – ha dovuto affrontare innanzitutto la gestione degli ingressi. Anche stavolta alcune domande:

  • chi entra?
  • per quanto tempo?
  • che abbinamenti si possono fare?
  • che attività sarà possibile realizzare con le persone inserite?

 
Da queste domande nasce l’équipe di valutazione costituita da operatori del Servizio Disabilità dell’ASL  o dei Servizi Sociali Comunali e dagli operatori della cooperativa “La Nuvola”.

I DESTINATARI

Principalmente le famiglie di  persone in situazione di handicap grave gravissimo che risiedono nei Comuni che fanno riferimento al Centro Socio Educativo di Rudiano e Palazzolo Sull’ Oglio e che partecipano al “gruppo famiglie”: in totale 20 nuclei. In seconda istanza rivolto a quelle famiglie del territorio della Bassa Bresciana.

GLI SPAZI

L’appartamento si trova a Chiari, in via De Gasperi. E’ di proprietà della Fondazione Bertinotti-Formenti ed è collocato nello stesso stabile che ospita la Comunità Socio Sanitaria per Disabili gestita dalla Fondazione;

LE FIGURE COINVOLTE

Nel complesso l’équipe sarà quindi costituita da:

  • 1 psicologo con funzione di coordinamento e accompagnamento
  • 6 educatori alternativamente presenti presso l’appartamento.

Al personale in pianta organica, si affiancheranno poi altre figure, individuate tra i genitori promotori del progetto e tra i volontari che già gravitano intorno alla Comunità Alloggio:

  • 2 volontari  che garantiscono la compresenza diurna
  • 1 volontario civile che garantisce la compresenza notturna.
  • 10 genitori  del gruppo famiglie  coinvolti nell’ideazione e realizzazione progetto.

I TEMPI

Il progetto si propone di garantire l’ospitalità ad un totale di circa 30 disabili per circa 100 giorni prevalentemente collocati nei fine settimana. L’appartamento sarà “aperto” dalle 9.00 del sabato mattina fino alla 20.00 della domenica sera.

I RISULTATI ATTESI

Il principali risultati attesi riguardano il clima, lo stato di benessere complessivo delle famiglie che avranno usufruito del servizio.

In particolare ci si aspetta:

  • un miglioramento del clima emotivo ed affettivo come percepito dalla famiglia;
  • la riduzione dell’ansia della fatica e del senso di abbandono dei famigliari;
  • una ritrovata volontà di occuparsi del figlio portatore di handicap grave-gravissimo nonostante tutte le difficoltà;
  • il mantenimento del disabile il più possibile nel proprio contesto territoriale;
  • il coinvolgimento nel progetto di altre famiglie che presumibilmente vivono una condizione di solitudine ed impotenza;
  • il consolidamento di una risposta importante ai bisogni delle famiglie di portatori di handicap.